Dollaro in calo e Borse incerte dopo la Fed. Bce: crescita più debole

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MILANO – Ore 14:45. La Fed ha tagliato la stima di crescita per gli Usa, abbassato a zero le previsioni di rialzo dei tassi per il 2019 e solo a uno per il prossimo anno e continuato ad assicurare che sarà “prudente” nel muoversi. L’interpretazione del mercato è chiara: il dollaro si indebolisce, i rendimenti dei Treasury scendono con quello decennale che si porta poco sopra il 2,5%. Ma – nonostante l’impostazione chiaramente accomodante – non sembra esserci al momento spazio per ulteriori crescite dell’azionario: gli investitori paiono più preoccupati dai segnali di rallentamento economico e dai dubbi sulle trattative Usa-Cina per il commercio.

Anche il bollettino della Bce certifica la fase delicata per l’economia: il documento di Francoforte ribadisce che il contesto di crescita è “più debole” e che i tassi resteranno fermi più a lungo. In un riquadro ad hoc, l’Eurotower mette poi in evidenza come l’Italia sia l’unico grande Paese ad avere bisogno di un avanzo primario consistente (saldo tra entrate e uscite pubbliche, al netto degli interessi sul debito) per stabilizzare il debito: colpa del fatto che abbiamo interessi medi da pagare superiori al tasso di crescita, da fanalino di coda nel drappello dell’Eurozona. Nella sua prima audizione al Parlamento Ue da capo della Vigilanza bancaria, Andrea Enria invita a continuare la riduzione delle sofferenze in pancia alle banche e chiede di “non cedere alla tentazione di rilassare le regole bancarie”. Dedica un passaggio anche al caso Tercas, ovvero la decisione del Tribunale Ue contro la Commissione e a favore dell’intervento del Fondo interbancario di tutela dei depositi, che non sarebbe da qualificare come aiuto di Stato. “E’ uno sviluppo importante”, ha detto il presidente dell’Autorità di supervisione delle banche sottolineando che nell’area euro ci sono strumenti diversi da attivare in caso di crisi, e quindi “il ruolo potenziale dei dgs (deposit guarantee scheme)” nella gestione delle banche in difficoltà “potrebbe essere un grande cambiamento”.

I listini europei avanzano in ordine sparso. Milano gira in ribasso dello 0,1% con Terna sotto i riflettori dopo la presentazione del nuovo pianoLondra si rafforza a +0,2%, Francoforte cede l’1,08% e Parigi lo 0,6%. Tonfo per EssilorLuxottica in scia allo scontro per il controllo tra Leonardo Del Vecchio e i soci francesi. Wall Street apre negativa: il Dow Jones cala dello 0,33% a 25.661 punti, lo S&P dello 0,18% a 2.818 punti e il Nasdaq dello 0,23% a 7.711 punti. I listini hanno corso molto dopo l’ultima svolta da “colomba” della Fed, e nonostante le decisioni estremamente concilianti verso i mercati giunte ieri hanno faticato a trovare nuovi spunti al rialzo. Questa mattina la Borsa di Tokyo è rimasta chiusa per una festività nazionale, ma in generale gli scambi asiatici sono stati positivi: +0,35% a Shanghai.

L’euro è come si diceva in lieve rialzo all’avvio del mercato: la moneta unica segna un aumento frazionale dello 0,09% a 1,1423 dollari. In Asia lo yen guadagna terreno a 110,52. Lo spread tra Btp e Bund tedeschi torna sotto quota 240 punti base con il rendimento del decennale che scende al 2,44%, rivedendo i minimi da maggio scorso. Oltre al rapporto mensile della Bce, si segnala la decisione della Banca d’Inghilterra di lasciare invariato il tasso di riferimento allo 0,75%. In agenda vanno la riunione del Consiglio Europeo a Bruxelles e l’indice della produzione della Fed di Filadelfia, ma anche l’arrivo del presidente cinese Xi Jinping a Roma.

Il petrolio Wti sale sopra i 60 dollari al barile. Il greggio ha rotto la soglia per poi ritracciare qualcosa e ora passa di mano a 60,19 dollari al barile con un calo di 4 centesimi. Il Brent scambia a 68,58 dollari. Sul mercato si valuta il calo, superiore al previsto, delle scorte Usa e i tagli alla produzione dei paesi Opec. Sempre la Fed – con il calo del dollaro – spiega anche la spinta al prezzo dell’oro: il metallo con consegna immediata sale dello 0,5% a 1319 dollari l’oncia.

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